Il rendering può sostituire completamente la fotografia?

Il rapporto di “rivalità” tra rendering e fotografia ricorda un poco quello tra pittura e fotografia quando la settima arte si affacciò sul panorama europeo. Allora ci furono diverse correnti tra chi si occupava del tema. Qualcuno rifiutò l’idea di un’arte nata per mano di un mezzo meccanico, senza valutare l’apporto della mente del fotografo nello scatto, altri pensarono che con un mezzo così fedele i pittori per non far morire la pittura avrebbero dovuto fare quadri sempre più realistici, altri si sentirono finalmente liberi di passare alle correnti non figurative perché la settima arte si sarebbe presa in carico la funzione documentaria. Ora la storia si ripete…

I nuovi attori del match: rendering e fotografia

Dalla parte opposta del banco degli imputati stavolta però c’è un altro figlio della tecnologia, la computer grafica con il rendering, e il settore della fotografia che da questo viene preso in carico è principalmente quello della fotografia di architettura di esterni e di interni, nonché la costruzione di ambientazioni per set fotografici e immagini pubblicitarie. Ancora una volta il tema è quello dell’essere fotorealistici. Obiettivo del rendering è quello di ottenere immagini digitali di estremo realismo. Semplificando molto il processo, l’immagine viene realizzata a partire da dati numerici codificati all’interno di un disegno. Elevando da questo la vista tridimensionale e tramite l’impiego di algoritmi ogni punto dell’immagine avrà un colore e un’esatta collocazione. Si stabiliscono punti di vista ed illuminazione e si ottiene l’immagine digitale finale.

Quando viene usato il rendering

Tra tanti uno dei campi in cui il render ha avuto più successo è quello relativo alle tecnologie dei beni culturali. Vengono elaborati interi tour di siti non più esistenti – come siti archeologici e città antiche – e ricostruzioni di singoli edifici in cui a volte vengono mostrate le stratificazioni e le aggiunte nel tempo. Ma viene utilizzato anche per i tour virtuali dei musei in luogo dei video che fino a qualche anno fa mostravano ogni sala di un museo. L’uso del rendering è certamente più esteso: dai giochi del computer agli sfondi dei telefilm, questo prodotto della computer grafica si è appropriato di territori prima di competenza della fotografia.

Il perché delle premesse

Da queste premesse si comprende chiaramente che accanto ai temi di sovrapposizione ci sono grandi differenze tra rendering e fotografia. La prima grande differenza consiste nel fatto che il render tende ad essere fotorealistico, cosa che la fotografia, ovviamente, è già. L’atto documentario è intrinseco alla fotografia, ne è parte integrante, al punto che la fotografia digitale, con tutte le manipolazioni che consente, ne ha messo in dubbio il ruolo. Ma è arrivato il file raw a soccorrere la nostra arte documentaria: il “negativo” che ha lo stesso valore di quello su pellicola. Procedendo sul tema della veridicità si può onestamente dire che le fotosimulazioni esclusivamente fotografiche, antecedenti alla computer grafica, non davano grandi risultati e che il procedimento per simulare interventi sul costruito con la sola fotografia non raggiunge ancora grandi risultati. Il rendering, a differenza della fotografia, ha nel suo DNA la simulazione. Vale a dire che se anche la simulazione fotografica avesse risultati accettabili difficilmente sarà a livello della simulazione di un render, ma è anche vero che la simulazione del render ha ancora un forte distacco dalla realtà fisica che prevede imperfezioni in ogni centimetro della scena reale. E’ vero che capita spesso di guardare un render così perfetto da chiedersi se è vero, poi ci si accorge che, se ci si è posti la domanda, si tratta sicuramente di un falso e che il nostro livello percettivo più nascosto se ne è accorto!

Campi diversi e coesistenza

Si potrebbe riassumere che il rendering è più adatto alle alte sfere dell’immaginazione, a ciò che non è mai esistito o che non esiste più. E in questo è di grandissima utilità e comunicazione. Ma dove serve la documentazione di una realtà, solo ad esempio nel rilievo fotografico di un restauro o dello stato di fatto dei luoghi, o quando si devono illustrare arredi per un catalogo, la fotografia non è sostituibile. E’ il fine a dirci qual è il mezzo più corretto. Ci sono però dei punti in cui i due procedimenti possono concorrere insieme alla realizzzazione di un buon lavoro. E’ il caso ad esempio degli inserimenti di progetti di architettura o urbanistica all’interno di una città o di ambientazione reali.

anche se noi crediamo che per il prodotto finale il miglior risultato si ottenga con un mix tra fotografia e rendering

L’ottava arte?

Tutto il discorso è stato condotto fino a qui senza parlare delle componenti emotive e percettive che portano la fotografia al livello di arte ma solo chiedendoci se un soggetto possa o meno sostituire l’altro, se la perfezione raggiunta dal rendering con il POV-ray può sostituire il procedimento fotografico. Ma anche sostenere che il rendering non possa essere arte sarebbe probabilmente una posizione troppo conservatrice. Pochi anni fa alla Biennale di Venezia un’installazione proiettava immagini scaturite secondo algoritmi dalla musica e si trattava di arte. L’arte si distingue per la capacità di immergersi nella società ed estrarne le problematiche anche prima della presa di coscienza. Questo la fotografia lo ha fatto e lo fa tutt’ora. Il rendering ad oggi è un sistema per estrarre immagini per la comunicazione, per fini ludici e per la vendita e per l’arte è davvero poco, questo nonostante alcuni prodotti siano capolavori della mente umana che ha pensato a quelle immagini prima della loro realizzazione. Ma arte e creatività non sono esattamente la stessa cosa. Per ora è probabile che la sola fotografia sia arte, nonostante la meraviglia che suscitano le ambientazioni fotorealistiche, per il resto parlerà il futuro.

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