Fotografia industriale in daylight

Fotografare ha la nota etimologia di “scrivere con la luce”. Trattando di daylight in fotografia, questa etimologia diventa ancora più importante. Con il termine “daylight” si indica un completo studio della la luce che influirà sull’immagine scattata in esterni. Nel caso di “fotografia industriale in daylight” tale incidenza verrà valutata rispetto all’architettura produttiva ed agli skyline dei profili delle industrie.

Cos’è il “daylight”

La traduzione di daylight è ovviamente “luce del giorno”. Ma per comprendere e sfruttare appieno tale luce occorre capire bene da cosa è composta dal punto di vista fisico. Se unica fonte luminosa è quella solare, questa non si limiterà ad entrare in una sola direzione nell’immagine che stiamo componendo. La luce solare è infatti scomponibile teoricamente in luce solare diretta e rifrazione della luce dalla calotta celeste ma anche dalla riflessione di luce solare diretta e luce del cielo provenienti dal terreno. A parità di raggi solari la quantità e la temperatura della luce saranno differenti al sorgere di un poco di foschia che altera la riflessione dalla volta celeste ma saranno anche differenti se l’immagine ripresa ha un terreno asfaltato o di ghiaia chiara che assorbono e riflettono la luce in modo totalmente differente. La luce del sole spesso viene considerata – in fotografia – più per le ombre che per la quantità di luce. In realtà la quantità di luce prodotta è estremamente variabile: passa dai 120.000 lux della giornata soleggiata senza nuvole ai 40 lux di un’alba nuvolosa!

Le architetture industriali

Quando i soggetti sono architetture industriali o skyline, si può presentare una molteplicità di situazioni. Della prima variabile in gioco abbiamo parlato: la luce solare e la complessità del daylight. La seconda riguarda il soggetto: la fotografia industriale. Escludendo il particolare caso delle foto aeree dei complessi industriali, si possono verificare casi fi fotografia di un panorama industriale o di un’architettura o insieme di edifici industriali. In entrambi i casi il rapporto con la luce del giorno è dominante, ma si possono sfruttare diverse occasioni e sperimentare. Fare molta attenzione alle superfici metalliche lucide o comunque riflettenti per evitare riflessi solari o riflessi derivanti dall’uso del flash inopportuni.

Sperimentare in controluce

Nello skyline la luce del giorno può essere sfruttata per delineare una sagoma in controluce. Valutando correttamente i tempi di apertura per non bruciare l’immagine ed il diaframma per stabilire la lunghezza dei raggi di rifrazione che vedremo partire dal sole compreso nell’immagine, possiamo ottenere effetti molto interessanti che disegneranno gli impianti e gli edifici come se fossero lo skyline di grattacieli di una metropoli. Per un effetto particolare si può invece pensare – sempre fotografando in controluce – di utilizzare un flsh come fill-in, ovvero come riempitivo. Anche in questo singolare caso è molto importante la valutazione di tempi e diaframmi, nonché il calcolo della portata del flash: su una superficie estesa, specie in orizzontale, l’uso del flash di riempimento non è semplice. Ma una volta imparato il procedimento si possono ottenere esempi interessanti.

Le architetture industriali

Diverso è il caso se stiamo fotografando delle architetture. In questo caso valutare il taglio dell’immagine facendo sempre attenzione alla prospettiva. Sistemare l’obiettivo molto vicino all’architettura significa ottenere una forte distorsione che se voluta e motivata appare piacevole in caso contrario appare come un errore. Ovviamente dal taglio dipenderà la quantità di luce e verranno effettuate le relative compensazioni. In termine di luce è invece importante fare una valutazione del colore. In architettura spesso si trovano superfici monocromatiche e con una particolare rifrazione molto estese. E’ il caso di grandi superfici opache in laterizio o, al contarrio di grandi superfici vetrate.
Diverso è il caso se stiamo fotografando delle architetture. In questo caso valutare il taglio dell’immagine facendo sempre attenzione alla prospettiva. Sistemare l’obiettivo molto vicino all’architettura significa ottenere una forte distorsione che se voluta e motivata appare piacevole in caso contrario appare come un errore. Ovviamente dal taglio dipenderà la quantità di luce e verranno effettuate le relative compensazioni. In termine di luce è invece importante fare una valutazione del colore. In architettura spesso si trovano superfici monocromatiche e con una particolare rifrazione molto estese. E’ il caso di grandi superfici opache in laterizio o, al contarrio di grandi superfici vetrate.

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