Fotografia: Dall’analogico al digitale

La comparsa della fotografia digitale ha compiuto una rivoluzione sul mercato di portata più ampia della rivoluzione tecnologica di riferimento. Se tutti sono diventati fotografi è perché i mezzi a disposizione si sono diffusi e permettono all’utente di fare tutto da solo, con facilità e con risultati che non deludono le aspettative. Rimane il fatto che per costruire immagini perfette anche in ambito professionale la conoscenza del mezzo deve essere di altissimo livello, pari a quella dedicata all’uso della macchina fotografica analogica.

Sociologia del cambiamento analogico-digitale

In generale il passaggio alla tecnologia digitale ha cambiato i rapporti sociali: l’utente può interagire con l’intero procedimento, dall’acquisto alla condivisione, con una parte mediana del processo nella quale entra in gioco la creatività. Vale a dire che anche il fotografo amatoriale dialoga con il procedimento, e non solo con il mezzo, come accadeva invece per la fotografia analogica. La sequenza “scatto – stampa standard – condivisione una tantum” diventa “scatto – rielaborazione dell’immagine – condivisione”, spesso quest’ultima in rete e sottoponibile all’opinione di un pubblico più o meno acculturato in materia. La dimestichezza con i mezzi tecnologici è stata fortemente sostenuta dal mercato e se difficilmente con la fotografia tradizionale si andava al di là dei termini base, con la fotografia digitale tutti parlano con dovizia di megapixel, sensori ed ottiche. Le singole qualità umane, come sostiene Levy, trovano spazio in questo codice culturale che semplificando i linguaggi ha permesso al singolo utente di interagire in modo più approfondito e conscio con l’oggetto. Fin qui la tecnologia. Entra poi in gioco l’educazione all’immagine: con l’era digitale producono immagini anche utenti che non hanno alle spalle un iter culturale che porti immediatamente alla produzione di una fotografia bilanciata. Negli anni però quasi tutti hanno imparato a realizzare immagini bilanciate e nitide, ma anche a dirigersi verso un’immagine di moda con distorsioni, bianco e nero ottenuto con elementare desaturazione, bianco e nero con un solo colore in evidenza (solitamente il rosso) ed altri fenomeni che sono una sorta di neologismi della fotografia. Magari non sono apprezzati dagli addetti ai lavori, così come non lo sono nella lingua italiana alcuni lessici entrati nel’uso, ma occorre prendere atto della loro esistenza.

La portata di un nuovo media

Se fosse solo il mezzo a cambiare, il passaggio analogico digitale non dovrebbe essere diverso da quello verificato nella radio, televisione o in altri media. Se escludiamo le mode del 3D o dei rétina e simili, ovvero se escludiamo il dato numerico in base al quale gli oggetti tecnologici acquisiscono la fetta di mercato, l’atto di guardare i programmi TV su una televisione a tubo catodico dovrebbe essere similare al guardarli su una televisione al plasma o a retroilluminazione a led. Quindi fotografare su pellicola non dovrebbe essere così dissimile dal fotografare su supporto digitale. Di fatto in entrambi questi casi la fotografia certifica le verità materiali oppure, se il fotografo è molto abile a trovare l’inquadratura e quindi il significato giusto, la cela con abilità ovvero con l’interpretazione. L’immagine digitale fa invece in modo che la realtà possa essere distorta con pochi click del mouse e senza passare da sofisticati laboratori come avrebbe richiesto la modifica di un negativo ai tempi dell’analogico. Senza arrivare alla manipolazione delle immagini dei “Manimals” di Daniel Lee, chiunque può aggiungere e togliere oggetti o distorcerli. Il nuovo media “fotografia digitale” è alla portata di tutti quindi di chi la usa semplicemente come mezzo, di chi ne fa una nuova forma d’arte e di chi la usa per fare foto poco interessanti con cui invadere amici e siti internet. Su quest’ultimo caso nulla cambia dal passato: anziché sbadigliare su diapositive e foto riprese male dopo una cena a casa di amici, lo si farà al tavolo del ristorante quando immancabilmente qualcuno estrarrà la digitale e ci mostrerà una alla volta centinaia di fotografie delle vacanze su un sensore di pochi centimetri quadrati. Perché siccome le immagini sono gratuite ora se ne scattano quattro volte tanto …

Cosa cambia al momento dello scatto e prima

Se parliamo di scatti di alta qualità, sia per l’analogico che per il digitale alcune scelte sono da valutare prima dello scatto ed altre post scatto, in quel processo di sviluppo digitale che viene definito “camera chiara” e che sostituisce il procedimento di stampa della “camera oscura”. Le scelte alla base quali ISO, tempi e diaframmi richiedono ancora di essere impostate a monte, per non parlare dell’inquadratura e dell’attenzione alla scelta della luce, in interni per l’illuminazione artificiale e all’ora di scatto ed alla condizione del cielo per gli scatti in esterni. Cambia invece una cosa importante: la scelta del formato. Un diverso formato storicamente era prodotto dalla scelta della macchina analogica – ad esempio 35 mm o medio formato quadrato – mentre ora con estrema facilità può essere variato dopo lo scatto con semplice taglio dell’immagine effettuabile da qualsiasi programma di fotoritocco. Inizialmente a rallentare la diffusione della fotografia digitale è stata la limitata qualità: pur ponendo la massima attenzione all’impostazione di tutte le variabili, lo scatto digitale non aveva la stessa qualità dello scatto analogico in generale, poi è migliorato ma non raggiunse nei primi anni la qualità dello scatto in diapositiva, infine le reflex attuali, nella fascia professionale, sono in grado di offrire il massimo della qualità. Ma all’inizio di questa diffusione qualcuno sosteneva che il digitale non si sarebbe mai sostituito all’analogico. Questo è stato vero per alcune categorie di fotografi, ma la propagazione di questo mezzo ha raggiunto livelli non immaginabili inizialmente, aumentando soprattutto il numero di fotografi in circolazione. Al di là di tante considerazioni, sempre meglio pensare al fatto che la cultura produce cultura e una grande diffusione di belle immagini ha aiutato tutti a fotografare meglio!

Il tuo parere?

Una risposta a “Fotografia: Dall’analogico al digitale”

Lascia un commento