Cos’è la fotografia in HDR

Fotografia in HDR

La Fotografia è un’arte e per imparare a padroneggiarla è necessario studiare tutte le tecniche che contribuiscono al miglioramento della sua bellezza e della sua efficacia. La ricerca e l’innovazione tecnologica regalano di anno in anno sempre nuovi metodi per catturare un’immagine e riportarla nel modo più cristallino possibile. I fotografi professionisti hanno pertanto l’obbligo di essere sempre informati e di aggiornarsi periodicamente per migliorare le proprie prestazioni e cimentarsi con nuove strumentazioni.

Negli ultimi tempi è cominciata l’era della fotografia in HDR.
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Cos’è Google Art Project

Google Art Project.

Google Art Project nasce nel 2011 dalla volontà del gruppo Google di utilizzare le specificità tecnologiche più avanzate a disposizione del colosso californiano, per mettere in comunicazione diretta la cultura con la gente. Un’idea nobile, e forse, complessa solo in teoria, visto che a soli due anni dalla sua creazione, L’Art Project di Google, è una realtà viva, pulsante, partecipata, e ricchissima di conetuti fruibili in modo completamente gratuito.

L’idea si sviluppa all’interno di un più ampio disegno tracciato da Google che ha il glorioso ma soprattutto enorme obiettivo, è il caso di dirlo, di mettere a disposizione di tutti gli utenti in grado di connettersi alla rete, una sorta di mega archivio della conoscenza umana, arte, nello specifico, fino ad oggi contenuto e custodito nei musei, nelle gallerie, e nelle biblioteche di tutto il mondo.Ciò che il web doveva rappresentare dunque per la massa, per i diversi popoli, ovvero la possibilità di essere in contatto effettivo e di fruire in modo immediato e gratuito delle conoscenze più varie e diverse, sembra essere divenuto realtà. La missione del dream team che segue l’Art Project, sembra compiuta.
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Cristina Núñez, la fotografia come terapia

Cristina Núñez.

Cristina Núñez nasce in Spagna nel 1962 e dopo il diploma inizia immediatamente ad occuparsi di fotografia. La sua fama di artista è nata con il tema di cui si occupa da più di vent’anni : l’autoritratto terapeutico. Con un passato di uso di droghe alle spalle, e quindi una giovinezza difficile, a Los Angeles nel 1988 coglie il primo sguardo curativo su se stessa e si guarda per la prima volta con “lo sguardo di cui ha bisogno”. Parte così l’autoterapia del self-portrait. Nel 2012 l’artista vince il Celeste Prize per il progetto per Montreal “Someone to love” partito nel 2007.

Self-portrait e self-esteem

Il percorso dell’artista dal giorno di quello sguardo è disseminato di progetti fotografici. Dopo sei anni di autoritratti inizia ad esplorare il rapporto tra corpo ed anima, per la Fondazione Marangoni di Firenze, dove visi e nudi si incontrano per favorire il processo di autoguarigione e di crescita dell’autostima. Dal 1995 in poi sono tanti i progetti per diverse istituzioni e diversi paesi che indagano sul rapporto con se stessi e con i problemi che ci si trova ad affrontare vivendo nella società industrializzata: i modelli della moda, la globalizzazione, droga e alcool. Tutti temi con i quali è impossibile non confrontarsi ogni giorno ma che tendono a minare il percorso di autostima e di fiducia in se stessi. I laboratori si estendono all’esterno della vita personale della fotografa con progetti come quello per Palermo dove si utilizza il mezzo fotografico per la guarigione definitiva di ex tossicodipendenti. “Palermo: uno sguardo a fuoco” è un progetto tra il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Palermo e l’Azienda Sanitaria Provinciale che include una lista di 25 pazienti che impareranno ad utilizzare il mezzo fotografico e a migliorare l’autostima per mezzo dell’autoritratto.

Le sessioni di autoritratto del laboratorio

Cristina Núñez è una vera artista che alla tecnica fotografica ha unito la propria biografia. Sperimentato il percorso su di sé decide di condividere questa terapia con altre persone aprendo le porte del suo laboratorio di autoritratto. Coloro che giungono al suo studio fanno delle sessioni di autoritratto su indicazione dell’artista. Distesi su un materassino a terra e con l’obiettivo che punta verso il loro viso fino alle spalle, hanno la possibilità di esprimere i sentimenti che generalmente nella vita vengono messi al bando quantomeno nella espressività del viso che tende a stemperarli per un fattore sociale. Viene detto loro di esprimere un sentimento liberatore dopo avere pigiato un pulsante di scatto ritardato per la fotocamera. In questo modo ci sarà il tempo giusto per immedesimarsi e liberarsi. Rabbia, disperazione, terrore e gioia sono tra le emozioni che Cristina chiede di impersonare ai suoi ospiti.

I link di riferimento

Per vedere il laboratorio di autoritratto si consiglia questo video in cui la stessa artista mostra il set fotografico e ne spiega il funzionamento dall’inizio della seduta ai risultati:

[youtube atgJJI0XnD8 600]

La biografia di Cristina con la nascita del progetto la si trova sul sito ufficiale . Il percorso dei progetti fotografici per gli altri, ovvero l’espansione del metodo di Cristina Núñez lo si trova in diversi filmati su you tube dove gli autoritratti scorrono l’uno dopo l’altro o al link per il percorso svolto a Palermo con le istituzioni.
Moltissime le informazioni a questo link con storie ed autoritratti di diversi progetti.

Fotografia estrema, dalla Russia ecco lo skywalking!

Proviene dalla Russia una delle nuove mode in ambito fotografico, che sta spopolando in Europa, ma non solo, e che sta chiamando a raccolta un numero sempre maggiore di seguaci. Si tratta dello skywalking, attività estrema e molto pericolosa.

skywalking.

Per scattare le fotografie da urlo che stanno facendo impazzire il web per la loro bellezza e che stanno rendendo i pionieri di questo nuovo modo di fare fotografia molto famosi nel mondo, i fotografi, solitamente dei giovanissimi, si arrampicano sulle strutture più alte delle città a mani nude e senza l’ausilio di nessun tipo di nessun tipo di dispositivo di sicurezza per salita, nella quale si utilizzano le mani nude: l’unico supporto utilizzato da questi ragazzi sono dei guanti, viste le temperature proibitive della Russia, e della polvere di magnesio per migliorare la presa. Anche perché, i fotografi non si limitano ad effettuare la salita, ma iniziano a fotografare già quando sono in fase ascendente per catturare scorci di città inediti e invisibili ai più.
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